In sorte il Sole

Ebbe in sorte il Sole una fatica tutti i giorni,
e non c’è mai riposo
per i cavalli e per lui, poi che l’Aurora dalle rosee dita
lascia l’Oceano e sale su nel cielo.
il concavo letto, molto desiderato, opera
delle mani d’Efesto, di oro prezioso, alato,
velocemente, sfiorando le onde, trasporta sul mare
lui, che dorme, dalla regione delle Esperidi
alla terra degli Etiopi, dove il carro veloce e i cavalli
attendono, finché giunga l’Aurora mattutina.
Qui, monta sul suo carro il figlio di Iperione.

 

 

 

 

 

 Mimnermo


Meravigliosa poesia del giorno, della luce e della fatica del vivere, al sole.

                                                       Immagine: Turner- La valorosa Téméraire (particolare)

A volte troviamo una salvezza

A volte troviamo una salvezza

provvisoria, naturalmente, e breve nel quadro ricomposto a geometria

che pur in sè comprende vaghe forme,

strappi sottili, allontanati,

nella quieta penombra negligente

che sfuma a ricrearci

nel mezzo sonno.

                                                                                           Maurizio Cucchi

                                                      Immagine:  Paolo Rago – Pagliarone

 

La bellezza…

Per inaugurare questa sezione del blog mi abbandono a parole migliori delle mie…

“La bellezza è un Attimo. È un segreto. È nella pioggia mentre cade. È nei tuoi sorrisi che colgo all’ultimo istante quando non so ma mi butto. Quando sento che andrà tutto bene e ci sto appena provando O anche se non lo dico ci credo fino in fondo. La bellezza è un’equazione del caso. È una medicina pubblica. È lì per tutti e tutti prima o poi la trovano, Per poco o tanto tempo che sia, In una cosa o in un’altra. Ti da la tua occasione, si fa trovare. È talmente semplice che quasi non ci credi. È così veloce che è quasi terapeutica. Si posa come una farfalla da qualche parte piuttosto che da un’altra. Sì, la bellezza però è anche il cuore. Scoperto. Pulsante. Immodificabile. E intero. La bellezza è un cuore intero.”

Elisa – Intro Heart A Live Tour 2010

http://www.youtube.com/watch?v=TO6Xq2M4ydQ&NR=1

come una nenia…

Ci sono dei versi che risuonano sempre alla mia mente come una nenia…

Dimmi, o luna: a che vale
al pastor la sua vita,
la vostra vita a voi? dimmi: ove tende
questo vagar mio breve,
il tuo corso immortale?

Canto notturno d’un pastore errante nell’Asia

Amo Leopardi.

                   Immagine: Canto notturno d’un pastore errante nell’Asia – Antonio Bertè

Sul filo della vita

“Malgrado ciò (il rischio di cadere)- io che ho tanto da perdere- persisto nei miei sogni di leggendarie evasioni aeree che mi renderebbero infine giustizia. Perché? A colui che teme per la propria vita, non accadrà di perderla prima degli altri?”
“I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è corto di sogni”
Trattato di funambolismo

Omaggio a Philippe Petit e alla sua particolare saggezza.

                                                                         Rosario Rosafio- Il funambolo

Le città continue 1

Tra le numerose opere da me amate di Calvino,  desidero ricordarne una, frequentata tra l’altro di recente:  Le città invisibili.
Opera postmoderna per eccellenza,  anche in essa ritrovo lo sguardo lungo e penetrante,  tipico dell’autore,  capace di anticipare i tempi  e rischiarare la stessa attualità .
E’ il caso de Le città continue 1, breve racconto tratto dalla stessa opera, che intendo condividere con voi:
Le città continue 1
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora intonsi, ascoltando le ultime filastrocche dall’ultimo modello d’apparecchio. Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere, l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurità. Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a fermentazioni e combustioni. E’ una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne. Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri. Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre città, che anch’esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti. Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano. Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai.”

Tim noble sue webster – Dirty white trash with gulls 1998

Respiro

Ali di carta dorata,

raggi di sole riflesso…

Un profumo

Un sapore

Un crespato fruscio…

Ed il brulicare di vita,

mormorar di natura,

respirare il risveglio

al meriggio…

Ilsted-Ragazza che legge in un interno, 1981