Sulla vita, sulla poesia, sull’arte

 

“Nascere è più terribile, più violento, più assurdo che morire; l’esplosione della materia nel Big Bang, che si diffonde con inauditi cataclismi per creare innumerevoli vite effimere e dolorose, è più spaventosa della lenta entropia in cui forse si spegnerà, dolcemente e stancatamente, l’universo, simile al decrepito e svanito ricoverato in una casa di riposo. La palla di fuoco che nei primordi si dà forma tra nubi di gas, eruzioni e collassi è più inimmaginabile e paurosa della fine del mondo tante volte rappresentata come diluvio o come rogo, immensi ma ancor pur sempre umani, abbracciabili con la nostra mente.

Anche la nascita di un bambino espulso dal ventre materno è un’irruzione nel mondo più sconvolgente, più inconcepibile dell’uscita dal palcoscenico alla fine dello spettacolo.

L’arte, in quanto creazione, partecipa di questa violenza, di questo squarcio insito in ogni atto generativo che estrae qualcosa dal nulla, che stupra il non essere, il nulla.

[…]

Come la creazione divina, l’opera poetica include, evoca, dice il non-essere da cui proviene, il nulla da cui scaturisce, il vacuum che c’è non solo dietro, prima, ma anche dentro ogni fiat. Ogni creazione è tremenda perché rivela e comunica lo sconvolgimento delle origini; il caos selvaggio, informe e inumano da cui nascono la vita e la forma. La morte e la fine sono terribili, ma sono pur sempre il prevedibile o quanto meno inevitabile finire di una persona o di una realtà umana, avvengono in un contesto in qualche modo conosciuto, che la ragione può pensare. Il niente che vibra nell’origine- e dunque in ogni creazione, che è a suo modo originaria- è rabbrividente perché assolutamente non-umano, impensabile, radicalmente altro rispetto a tutto ciò che pensiamo, sentiamo, desideriamo, temiamo, immaginiamo. Ogni creazione dunque vince il niente ma insieme lo scatena, lo introduce nel mondo; è anche un buco aperto nel reale, uno squarcio, una falla.”  Claudio Magris 

Corriere della sera 6/4/2003

 

Sulla vita, sulla poesia, sull’arte.

In memoria

“La parola è potere, pericolo, ma è anche un mezzo per salvare, un mezzo per ricercare la bellezza, l’onesta, una speranza. La parola è speranza, tra le tante speranza di salvezza dell’animo umano: finchè ci sarà chi legge e parla della parola l’uomo è salvo, salva l’anima, salva se stesso. La parola è comunicazione perciò ha potere, perciò può salvare. Un libro non è solo carta, ma è vita. La lettura è un’alchimia per cui le parole scritte, lette, rilette, meditate, digerite, diventano parte di ognuno di noi, diventano un simbolo, un’ideale, una speranza, ma ideale, speranza, simbolo comune che tutti comprendono con un sol sguardo: forza rivoluzionaria.” Saviano

Queste stupende parole come monito a me stessa, in memoria della Bellezza.

 

L’amicizia

L’AMICIZIA
E un giovane
disse: «Parlaci de…ll’amicizia». Ed egli rispose
dicendo:

«Il vostro amico è il vostro bisogno
soddisfatto.
È il vostro campo che voi seminate con
amore e mietete con riconoscenza.
È la vostra mensa e il vostro cantuccio
del focolare.
A lui infatti vi
presentate con la vostra fame e lo cercate per trovare la pace.

Quando il vostro amico
vi dice quello che realmente pensa, anche voi non avete paura di dire quello
che pensate: sia esso un “no” o un “sì”.
E quando egli
tace, il vostro cuore non smette di ascoltare il
suo cuore; poiché nell’amicizia tutti i pensieri, tutti i desideri, tutte le
attese nascono senza parole e sono condivisi con inesprimibile gioia.

Quando vi separate dal vostro
amico, non rattristatevi; poiché ciò che più amate in lui può essere più
chiaro in sua assenza, così come lo scalatore vede meglio la montagna guardandola
dalla pianura.

E non vi sia altro scopo
nell’amicizia che l’approfondimento dello spirito. Perché l’amore che cerca
qualcos’altro oltre la rivelazione del proprio mistero non è amore ma una
rete gettata in mare: e solo ciò che è inutile viene
preso.

E il meglio di voi sia per il vostro
amico. Se egli deve conoscere il riflusso della vostra
marea, fate in modo che ne conosca anche il flusso. Perché,
cos’è il vostro amico se lo cercate solo per ammazzare il tempo? Cercatelo
invece sempre per vivere il tempo!
Spetta a lui,
infatti, colmare il vostro bisogno, ma non il vostro vuoto.

E nella dolcezza dell’amicizia ci
siano l’allegria e la condivisione della gioia.
Perché nella
rugiada delle piccole cose il cuore trova il suo mattino
e ne è rinfrescato.

Gibran Kahlil (Il Profeta)
Picasso-Amicizia

Come fossi io…

La poesia è il salvagente

La poesia è il salvagente

cui mi aggrappo

quando tutto sembra svanire.

Quando il mio cuore gronda

per lo strazio delle parole che feriscono,

dei silenzi che trascinano verso il precipizio.

Quando sono diventato

così impenetrabile

che neanche l’aria

riesce a passare.

 

Kahlil Gibran

 

                                                                               Canova – Venare italica

Difetto

 

Difetto, difetto di natura.

“La colonna è erosa
ogni proporzione perduta
-note dissonanti
sfuggite ai ritmi circolari-
La crepa visibile e espansa
crollato giù l’intonaco”

Difetto, il difetto di natura
è un filo teso alla follia o alla perfezione.

Nelle profonde notti poi a volte si innalza,
spicca un salto, par che voli
e sfiori il cielo.                                

Klee – Notte in città