Riflessione su una madre ed un figlio

James Hillman in Politica della bellezza, da psicoanalista e filosofo qual’è, ci illumina su un problema alquanto rilevante della nostra contemporaneità: i disturbi psichici mostrati dall’uomo, le malattie dell’animo umano, sono da mettere in relazione coi problemi ecologici. Un po’ come Fromm (“L’uomo è un prodotto sociale”), anche Hillman afferma che un uomo che assiste al deturpamento di ciò che da sempre gli è stato intorno, che vive costantemente lontano dal suo elemento primario e circondato da grigiore, fumo, sporcizia, in qualche modo ammala il suo animo, lo deturpa e lo lacera. Non si può infatti, sempre a parere di Hillman, operare una netta scissione tra Io e Non-Io, come da filosofi romantici. Vi è certamente una scissione necessaria e fondamentale, ma non la si può considerare netta. Per questo Hillman auspica uno studio comparato tra psicologia ed ecologia. In sostanza le malattie del mondo si riflettono sull’uomo, come una madre riversa ogni suo stato d’animo sul suo bambino.

Sappiamo che l’avvenire della modernità, con le sue onde brevi, ha portato prima all’emergere del problema sociale, come evidenziato da Marx, e in seguito al problema ambientale: forse sono due aspetti da ricondurre in un unico ambito e analizzare insieme.

Mi chiedo come la spinta al progresso si possa conciliare con questo problema dalle due facce. E’ vero che oggi a l’uomo è difficile ricordare da dove viene, chi è, è vero che i nostri saperi apparentemente infallibili ci danno un’illusione d’onnipotenza ed il benessere un’immagine di vittoria che ci abbaglia, ma forse non tutti i figli si ribellano alla madre per poi ritornarle in grembo?! Rimaniamo in tale speranza.

 

Friedrich – Monaco in riva al mare

Mie costellazioni

Alla mia Berenice

Sogno boccoli d’oro,
d’intrecciarli fra le dita,
d’intrecciare intrecciare intrecciarmi
inebriarmi…
dolce fruscio odoroso…
nella Notte ferma,
opaca, trattenuta,
dai torrenti di parole mai ascoltate,
calligrafie ricurve, contorsioni,
priva di stelle,
tessere mie costellazioni

La leggerezza

 

Non ho mai conosciuto catene

Che il mio sguardo rifiuti un mio riflesso, un’ombra?

Ma cos’è un’ombra, un riflesso per questo  infinito

amore e luce?

Per queste miglia e miglia percorse

e ancora di fronte,

per questi mille mondi da attraversare?

Cos’è un riflesso?

Conosco immense distese di soavi musiche da raccontare,

la leggerezza

Immagine : Thomas Wilmer Dewing -The lute

Yves Bonnefoy

“Noi esistiamo soltanto elaborando la nostra differenza. Ma noi siamo, soltanto se sappiamo restituirla alla terra. E fra l’arte che modula la figura ideale tutta di sogno e quella che s’iscrive elementare come il vomere, sull’ombra del corpo dell’essere, è necessaria la poesia che medita la loro riunione e ci aiuta a farla in noi, reale lavoro della notte su di un essere particolare – un viso afferrato, fra poco trasfigurato dal più profondo dei possibili.”  Prossimità del volto, Un sogno fatto a Mantova – Yves Bonnefoy

Igor Mitoraj – Boboli Gardens