Sogno d’oro

Su una cattedra seduto un uomo, forse no. Colore, ombra e luce insieme. E l’ombra è luce però. Odore, quell’odore unico. Occhi blu universo, con tutto l’universo lì e i suoi Valzer. Siede e legge, legge come sempre e come fosse mai: non sempre eterno ritorno è eterna fine. Legge, d’oro le pagine, sempre tono di voce aromatico. Singolare. Jeans perfetti, blu scuro, come un Socrate coi jeans o un Kant. E’ primavera, assolutamente. E’ luce fitta. Le parole germogliano, dentro penetrano … troppo dentro. Hanno in sè dolore del non andare. Così l’essere.
Lontane ora quelle parole, lontane. Del resto nulla è più neanche di quel “intus” assetato ed estasiato, viceversa. Un sogno solo, di luce un sogno . Un sogno d’oro profondo.
Così l’essere.