La croce come mito

Voglio trattare la storia alla base della festività che ci accingiamo a trascorrere con gioia, la gioia individuale e personale della quale siamo sempre in ricerca, come un mito. Un mito in senso classico, ma in realtà nel senso che tutti i miti investono: delineare contorni che possano diventare coordinate. Trattare l’evento principe della cristianità…

A testa in giù

Vittoria è sconfitta. Di ogni cosa l’inverso.   A testa in giù viviamo, come appesi: alterato ogni valore di grandezza.   E la goccia invisibile è frana poderosa.

Canto e luce

Sedimento, staziona ogni cosa, limitata e perfetta senza eccessi,  senza mancanze. Ogni fibra di carne, di animo a contorni netti o sfumati: un canto gregoriano.   Il cielo tinge armonie d’ora in ora, scontri di colore e forme in sereno divenire, la luce districa ogni gelo e cinguetta la vita, anche la notte sognando canto…

Di corpo e cielo

Sboccia primavera ed è profondo inverno scardinato l’io da ogni coordinata come fluido ramifica dove lascia e perde sé. Staziona in luoghi e tempi plurimi più dei suoi volti in luogo e in divenire. Resta di unità forse un corpo e scia in cielo.

Un punto

Ogni istante morire con l’universo in sé o tutto sopra sé, un punto.

Il coraggio del frammento

Vivere come di eterno presenza il nostro tempo. In attesa lì il gesto in possibilità d’atto, serenità miraggio.   Mentre l’assenza, imprevisto Non ritorno, decapita, disfa, polverizza.   E di eterno vestito ogni istante: afferrare non l’inverso della nostra presenza nel tempo, il coraggio del frammento.