Lo so che vivo senza guardarmi, che vivo d’incosciente.

E pure tu forse sei cosciente del tuo impatto nel mondo e del travaglio dell’esistere?

passeggiata

Non chiederti perché la presenza.

La presenza si esplica in sé e svuota ogni motivo plausibile, come l’assenza.presenza-assenza

Appunti di psichiatra:

“Medea va condannata non per aver dato ascolto solo al suo cuore furente,

ma per aver dato ascolto solo a quella parte del suo cuore.

Ne va cullato lo squarcio come l’animo di un empio immolato.”

Medea-Vase

Mancanza

Mi manca la ricchezza della povertà,

la proprietà del radicale nomadismo,

la perfezione del sofferente a tempo più sacrificato,

la conquista di chi si è solo dimenticato donando,

la cultura dell’analfabeta,

l’acutezza dello sciocco ignaro di sé e ride senza motivo,

la luce della tenebra più fitta.

Riesco solo con rarità da miracolo riempirmi

della possanza della fragilità.

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Immagine: Carlo Cordua, ” Levitazione dei faraglioni” Capri sospesa
olio su tela

Inutile quest’armonia,

non vedi?

La perfezione inseminabile.

La circonferenza lineare, il profilo leggero, slanciato, perenne:

polvere di tensione.

Lì: nulla

rottura, difetto, impotenza, miseria.

Lì il filtro di una goccia.

E’ la crepa che zampilla,

canta alta i suoi passi impercettibili, muti.

Vibra.

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Haiku mancati di samurai:

“Le lottatrici sono spiriti leggeri

Più vado avanti e più perdo,

più vado avanti e più guadagno.

Posso morire serena:

ho lasciato moltiplicata la mia anima.”

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Nel mare del fango, di piaghe e di cadaveri occhi di vivente cercano frattaglie di bellezza.

In un quaderno apposito ne appunta i resti. Sembrano quelle reti di stelle, mappe per i naviganti.diario_g

Un ragazzo lotta per la vita. La lotta lo lascia quasi esangue, cavo dentro.

Un altro contro crepe di morte in sé . Ne esce a pochi fili ancora legato alla vita.

Entrambi si toccano nell’unica ombra del dolore. Epidermica, colma.

mani

Un bambino, pelle bianca, occhi e capelli castano chiaro, lentiggini. L’euforia dell’infanzia.

Non lega parole e gesti. Il dentro col fuori. Mi segue.

Non guarda le mie ruote, ma la mia pelle. Mi segue, mi volteggia intorno. Carezze sospese.

Non guarda le mie deformità, guarda il mio volto. Sorrisi sospesi.

Mi segue e in mano tiene una pietra. Gioca con le pietre in un linguaggio che sconosco.

Mi si affianca e come fusa mi struscia la guancia, il labbro, il collo, le tempie. Una tenerezza che sconosco.

Mi saluta fino alla fine, finché l’auto è troppo lontana.

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