Essere parola

Essere parola, senza fiato né bocca, solo parola.

Atona, ascritta, abbandonata allo sconfinato bianco.

E’ come essere impotenti, passibili di infinite potenzialità.

Indifesi, esposti ad ogni usura.

Amanti casti, il cui godimento riposa sempre in altro.

Servi alla necessità. Sfiorati per utilità.

L’intimità solo nostra: solo tu ed io, in noi riflessi.

Essere senza corpo per il corpo dell’altro,

senza possibilità per la possibilità dell’altro,

senza speranza per la speranza dell’altro,

senza vita per la vita dell’altro,

messi di segreti depositati, forziere dei tuoi.

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Foto di Susanita

Ti allontani isola

Ti allontani isola, alle forze flebilissime delle acque,

delle alture e delle rocce,

del magma soffuso, dei continenti.

Come fluisce il giorno impotente, ti allontani.

Il mare ci divide, il mare che tutto rinnova

e tutto restituisce,

riserva di luoghi millenari, senza fine neonati.

No, non esiste il tempo.

Solo un moto impercettibile, come ogni evento radicale, ci conduce

alla conflagrazione o allo sfioro, in circolo.

Tornerò ad abbracciarti, isola mia?

Ti ritroverò, anima? Sentirti, tuo sole mio sole.

Sono qui. Un grappolo di stagioni radunate in me.

Sfoglia indietro poche pagine e mi ritroverai.

Ci sono perché fui e ci sarò, perenne:

il dono di un volto, uno solo,

unico come un segno sulla polvere,

sul terreno arido,

condurre questo cammino impenetrabile nel solco.

Volti, siete solo volti.

Io non vi afferro, non vi riconosco oltre le vostre rughe.

Nulla è oltre la superficie.

I sensi si distendono su di essa,

si arenano a tale battigia.

No, non esiste il tempo:

solo un moto impercettibile alla conflagrazione, sfioro in circolo,

una palude di silenzio, di ignoto.

La conoscenza delimita orizzonti,

la memoria tramanda canti

di domande ininterrotte da risposte mute.

Nulla è oltre la superficie.

Lì, al nucleo tutto trema,

al nucleo più non sono,

al nucleo che è la materia di tutta la materia,

che si sparge come polline,

si diffonde come ossigeno,

si partorisce come bozzolo,

si respira come impulso,

al nucleo, contenerlo, tutto si sgretola.

I confini ci disegnano, viandanti.

Ci divide il mare, isola,

il mare che tutto rinnova e restituisce,

riserva di luoghi millenari, senza fine neonati

e abissi neri come il nulla, inesistenti come l’impenetrabile,

oscuri come il portante,

occulti come il seme che regge.

Al nucleo tutto trema,

al nucleo la paura.

No, non esiste il tempo.

Sì, nulla è oltre la superficie.

Tornerò ad abbracciarti, isola mia?

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Carlo Cordua “La vita sommersa” pastello su tela

Se

Se solo riuscissi a raccontare

ciò che si aggira alle radici di questo palpito

irreprensibile, selvaggio,

non riuscirei.

L’anima è un velo fragilissimo e raggrumato,

limpido e mai disvelato.

Polimorfie stratificate, trasudanti ad impastarsi.

Se solo riuscissi a tracciare un fotogramma di questo magma,

in ginocchio sull’argilla umida,

ne rimarrei tramortita e in te,

se riuscissi a riferirti per intero questo dolore,

scadrei afasica.

Se lo chiudessi in uno scrigno,

riponessi nella cantina polverosa e buia,

mi ridurrei avertebratata.

Ma se fossi tu a radunarmi,

raccogliere di me i frammenti che sperdo ogni giorno,

a notte rattopparmi con filo di sogno

e contemplarmi nell’interezza dell’opera distesa,

custodirmi ad ogni antro.

Riporre sotto il mio cuscino all’alba i passi

lasciandomi nell’illusione della scoperta.

Se ciò fosse vero, vorrebbe dire che sei in me

dove io non sono.

Mi sembra nel sogno d’esserlo a volte.

Se ciò fosse vero, sarebbe un miracolo,

ancora per cui non saprei dire,

dei mille di materia quotidiana

nel fiato sospeso di stupore.

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Foto di Susanita