Al punto della via

Ad un punto conduce questa via,

deposto alla culla di una nenia,

al vagito del poppante,

alla corsa in gioco di un pallone,

alla quiete di un sorriso, 

la penombra di una lettura,

il rubino di un mistero svelato 

ed il lampo d’intuizione folgorante.

Ad un punto conduce questa via,

giacente alla frescura di un temporale, fragranza d’arcobaleno,

al mazzo di prematura primavera, dorato d’ali bianche

e la brezza di un bacio,

il tepore di carezza,

la fermezza di una mano tesa e mai afferrata,

i passi sfuggenti della giovinezza

e l’attesa lasciata sospesa.

Ad un punto conduce questa via,

risonante alla danza spersa in affanno di un petto,

la tensione agli arti di una scalata,

la vetta di una conquista, il dirupo di caduta,

nel sangue del tormento, di lacrime e sudore,

nel filo spezzato presto e il respiro monco,

al canto di un perdono assunto,

uno caduto a petalo e mancanza

e mancanza un’otre perdente acqua,

nell’acqua di una promessa e lo specchio che non ritorna il nome,

il faro di una finestra costellata di sorgenti nuove.

Ad un punto conduce questa via,

steso alla ridondanza di un cullare antico,

del profilo antico di un ricordo vano,

del placido perduto contorno d’espressione 

sfumata, sfumante rattopato di quel centro 

di un pensiero rapace e stanco,

di una palpebra di tramontana lenta 

nel sottile muro di un pulsare rado.

Un punto ricuce il rettilineo

e la meta è l’origine:

una conca tepore lucente 

di illogica  armonia ridente.

Il sottosuolo vibra materia dello stesso

ed il magma riverbera energia:

la ricerca -vana perdita- è sul senso della via.

Passa passo funambolo: la conquista è tua.

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