Forse

Forse una miriade di pianeti 

con tempi diversi generano il collasso

di una cronologia;

Forse non ci siamo mai conosciuti, ma continua ad accadere

in più dimensioni senza che nessuno lo sappia;

Forse esiste un’altra me o milioni di altre me,

che furono o saranno,

o saranno una graduazione di miglioramenti,

o un indice di peggioramenti,

o un’altalena di cui nessuno tiene il decalogo,

che prenderanno vie così diverse da renderci

l’una l’opposto dell’altra, solo

per dire che non sei unica,

ma una leggera variante di qualcos’altro;

Forse averti perso non è mai accaduto e averti incontrato continua a ripetersi

senza che nessuno ne sappia niente,

ma potrebbe essere benissimo anche l’opposto

e comunque non ne sapremo niente;

Forse sei qui come io sono qui,

esattamente dove sono io, ovunque, 

finché resta questo pensiero non voluto

e ci resti confondendo le identità con le mancanze che accumulo

senza conto;

Forse quando giunge un lieve baluginare nel cuore

qualcosa nuovamente si ritrova nell’universo;

Forse per questo ci ritroviamo a guardare le stelle,

quel piroettare termonucleare,

senza che nessuno di noi lo sappia e

continuiamo a sentire.

 

Immagine: Carlo Corda, Opera senza titolo

15875277_1379315618769319_2916227167384484368_o.jpg

Il suono del non senso

L’armonia di un respiro, la sua traccia, non ha una forma esatta,

codificata e compiuta

come quei tronchi in cui tutti i rami hanno fioritura completa 

nel frutto più rigoglioso.

L’armonia è un ramo sospeso 

in quell’incompiuto inudibile.

Un incontro non ha il luogo che gli abbiamo dato,

non si compie nel tempo in cui è accaduto

e non ha un senso interpretabile da nessun punto di vista

pluridimensionale, multidisciplinare.

Non ha un posto dal perimetro calcolabile,

un punto preciso della mappa del cammino.

Uno sguardo, un volto, un nome, una persona

non sono mai riconoscibili per intero

o inchiodabili in un “Sei tu”.

Questa sequela di fotogrammi inanellati 

di una memoria evanescente,

claudicante, è più

un palpabile incessante sciabordare (nella mente?)

dall’inscrutabile origine e meta,

in cui non è sosta.

Una storia vuole ritmo, flusso, non sosta.

Ed io canto per il suono del non senso, 

per un silenzio sottratto allo scrosciare

e ritrovare 

chi non so, neppure io

chi sono.

 

Immagine: Enzo Tomasello, Casa 6, 2008, olio su tavola858067_170444809770639_58905357_o.jpg