Il suono dello schianto

Il mio giogo al collo

ha il suono dello schianto,

ma al mio capo chino 

l’assurdo non è un tintinnare di catene:

uno sprofondarsi all’essenza dell’essere,

della carne e dello sforzo di presenza sua

-dolore è squarcio di memoria vita -:

un privilegio di sangue versato in sentiero non-senso

da ricomporre e fare sentire, parola 

lancinante.

Al cospetto dell’universo

la materia della pace mi ricolma.

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Verticalità

La verticalità che giunge agli astri

e conduce agli abissi

ci abita dentro

per ogni segmento corporale e fibra,

profondamente custodito, interiore, celato

come l’ancestrale è

profondo, custodito, interiore e celato

come lo è il vitale:

Cervelletto

Stomaco-Cuore-Polmoni-Diaframma

Utero.

La chiamavano ψυχή.

La chiamano anatomia.16178778_10210474029518565_6530446246046195592_o.jpg

CHRISTOPHER DAVID WHITE, Cuore d’oro

Linee

Una linea ideale attraversa l’uomo

nel corpo.

Come il segmento è un’unione di punti,

così le vertebre.

Una linea ondulatoria

com’è reale la materia della natura:

plasmabile alle necessità.

Se l’esistenza di un esistente,

non solo uomo, non solo vertebrato,

potesse disegnarsi in un’immagine ideale,

potrebbe essere però un’elissoide,

di cui visibile resta un arco

(come il movimento di un girasole 

e, un quarto, una meteora nel cielo).

Anche solo credendo alle fibre del corpo,

innegabile è la parte invisibile,

com’è barcollante la certezza 

di una teoria razionale.

Forse ci muoviamo come i pianeti

e come i pianeti non sanno 

il tracciato del percorso,

muovono un moto inscritto 

nel loro corpo,

così procediamo.

Non si sa cosa sia 

ai fuochi,

c’è chi ne ignora l’esistenza,

ma, tratto il dado 

alla conquista dell’inafferrabile,

nella tensione al gesto incompibile

tutto si scontra, si regge, si incontra.

 

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Luigi Russo Papotto, “Forma ” polimaterica, anno 1981

Incolto

Come la velocità della luce ci divide da altri mondi,

così chilometri ci dividono da altri uomini

e anche se il cuore è lo stesso, lo disconosciamo.

Estraneo è il lontano.

L’uomo che protende ai limiti per allargare il recinto,

è incapace di procedere privo di recinti.

Se manca empatia, è incolto

come la terra non arata.

Oltre polveri di dannazione, gran parte del male

— di morte, di dolore! — 

è solo sonno. 

E non per questo non è una colpa.

Il malvagio è un adagio 

universale

per adattamento naturale.

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Igor Mitoraj, Doppio ritratto

Perduto al perduto

La fine arriva quando l’allerta è sopita,

la paura si è rilassata e anche la memoria

è sospesa.

Un attimo di distrazione ti rapisce,

ti lasci rapire per sfinimento,

per cercare te stesso, un attimo. Ed ecco

l’hai perduto.

Un nuovo tassello è perduto.

Dicono che l’esistenza sia un puzzle da costruire,

ma è l’inverso. Il puzzle

nasce con te, compiuto e perfetto.

Il cammino è decostruzione,

fino a raggiungere la pagina bianca in cui tu sei

immerso allo stesso scrigno che contiene

ogni tassello perduto di te.

Sorridi allora come bambino, finalmente

capisci che la tristezza era solo mancanza di passi

di distanza dal perderti per ritrovarti:

perduto al perduto.

E mentre ridi, allo stesso istante esatto, 

geme al mondo un nuovo puzzle 

perfetto e compiuto

in attesa di decostruirsi

al passo, a passo.

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CHRISTOPHER DAVID WHITE, Bruciare dall’interno

Fondale del Mare

Il paradiso è bello perché riconquistato,

ricostruito con mura fragili e trivellate,

plastiche e mobili come il credo reale.

Il paradiso è tale perché riconquistato,

dopo l’oscuro segno, le notti di veglia,

il nulla sottratto al nulla, il contorcersi delle visceri,

la tensione, lo slancio, l’abisso.

Il paradiso è un dono da credere meritato

dove il sole splende più forte perché lo si è visto tramontato;

è un tempo eterno perché lo si è soppesato,

perché lo si è creduto perduto per sempre

nella colpa dello spreco provata.

Il più bello dei ribelli asseconda un Gran volere,

un progetto di bellezza da costruire insieme.

Lo scontro tra giganti è una legge di cammino:

non c’è vita senza tensione, non può sostare il respiro.

Ma è tutta una pantomima, un teatrino d’arte:

la crepa generata è da molto progettata,

essa è una finestra deposta e adagiata

perché la luce entri, esca e faccia strada.

I giganti sembrano affannati a creare 

la trama che da sempre è il fondale del Mare.

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Carlo Cordua, Energie sommerse

Non credo

Non credo nella psicologia: 

che un costrutto mentale estraneo 

possa strapparmi all’abisso 

dell’assurdo della vita.

Non credo nella medicina: 

che intrecci di formule chimiche 

possano salvarmi senza uccidermi, 

in un cammino da cui è impossibile uscire vivi.

Non credo nell’amore

perché non riesco a distinguerlo

dall’interesse e dalla convenienza.

Ma un giorno ho incontrato un uomo che mi ha salvato 

per un istante, con due parole.

E mi sono imbattuta in un sorriso tra i baffi

che mi ha guarita per una volta, 

con poche pillole, molta scaltrezza.

E mi ha inseguito un cane

per l’intera strada

senza che io avessi nulla da mangiare per lui.

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John Constable, “Studio di nuvole”, 1821

Non è l’ombra

Qualcosa si trascina oltre noi,

oltre un purulento coagulo di scorie lente a smaltire,

oltre il bagaglio di pietre e ferite e muri,

oltre lacunosi, incompiuti varchi,

oltre lo sforzo per resistere, forse lì vicino,

molto vicino al punto di collasso,

allo scrigno di segreti e parole non dette,

qualcosa ci segue e non è l’ombra,

non è un riflesso,

è una scia donata agli altri di noi

che a noi è invisibile.

Non vediamo niente e non sappiamo niente di noi:

è tutto lì.

Il nostro altro era lì alla nostra nascita,

sarà lì dopo noi.

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ESCHER, LO SPECCHIO MAGICO

Nella sua eco

La sinfonia non è tempo,

attraversa il tempo 

e dentro il suo battito lo cristallizza,

codifica e realizza.

L’eterna sinfonia è l’ambizione degli stolti

che vorrebbero far morire un inizio per non dare una fine.

Esserci è una storia circoscritta

che nella sua eco si realizza.

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‘Homage’ to Rothko –  DEBORAH RHEE

Necessità

Un giorno dell’anno,

di un mese dell’anno,

di un’ora del giorno,

di un’istante dell’ora

in cui eravamo, smettiamo di essere.

Un giorno dell’anno,

di un mese dell’anno,

di un’ora del giorno,

di un’istante dell’ora

in cui non eravamo, sorgiamo al mondo.

E mentre cicale arse dal sole

alla canicola estiva restano

appese al tronco e cave dentro, 

laborio instancabile delle formiche,

il loro canto segna ancora i tramonti d’estate.

_

E mentre stringo il mio cane,

culla della mia solitudine,

lo nutro e lo curo,

ne uccido un altro per salvare me stessa.

Ogni giorno, uccido creature per salvare me stessa.

La fortuna ci affida alla parte esatta.

Non esiste colpa,

assassinio e salvezza.

Non c’è giudizio degno, 

non c’è vita più degna.

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Jackson Pollock, Silveron Nero 3