Riflessione su una madre ed un figlio

James Hillman in Politica della bellezza, da psicoanalista e filosofo qual’è, ci illumina su un problema alquanto rilevante della nostra contemporaneità: i disturbi psichici mostrati dall’uomo, le malattie dell’animo umano, sono da mettere in relazione coi problemi ecologici. Un po’ come Fromm (“L’uomo è un prodotto sociale”), anche Hillman afferma che un uomo che assiste al deturpamento di ciò che da sempre gli è stato intorno, che vive costantemente lontano dal suo elemento primario e circondato da grigiore, fumo, sporcizia, in qualche modo ammala il suo animo, lo deturpa e lo lacera. Non si può infatti, sempre a parere di Hillman, operare una netta scissione tra Io e Non-Io, come da filosofi romantici. Vi è certamente una scissione necessaria e fondamentale, ma non la si può considerare netta. Per questo Hillman auspica uno studio comparato tra psicologia ed ecologia. In sostanza le malattie del mondo si riflettono sull’uomo, come una madre riversa ogni suo stato d’animo sul suo bambino.

Sappiamo che l’avvenire della modernità, con le sue onde brevi, ha portato prima all’emergere del problema sociale, come evidenziato da Marx, e in seguito al problema ambientale: forse sono due aspetti da ricondurre in un unico ambito e analizzare insieme.

Mi chiedo come la spinta al progresso si possa conciliare con questo problema dalle due facce. E’ vero che oggi a l’uomo è difficile ricordare da dove viene, chi è, è vero che i nostri saperi apparentemente infallibili ci danno un’illusione d’onnipotenza ed il benessere un’immagine di vittoria che ci abbaglia, ma forse non tutti i figli si ribellano alla madre per poi ritornarle in grembo?! Rimaniamo in tale speranza.

 

Friedrich – Monaco in riva al mare

2 commenti Aggiungi il tuo

  1. Andrea ha detto:

    Cara carissima Paola…
    la scorsa notte mi sveglia la voce del mare, prorompente e materna. Mi riscopro sempre più umano – troppo umano, per dirla con qualcuno. Ma umano meno del monaco che figura nel dipinto che hai scelto a corredo della tua riflessione. Umano alla stregua di un figlio perduto. Mi riferisco allo status esistenziale di chi appartiene a un’umanità frustrata che ha tradito la propria naturalità per servire la tecnica.
    Qualche ora fa, prima di partire da casa per la caotica città, vedevo proprio un documentario in cui una voce assillante ripeteva: “di questo passo vi estinguerete [voi umani] e la Natura tornerà ad ‘essere’. Il nostro genio regresso s’è messo in testa l’insana abitudine di arrestare la volontà dell’ente selvaggio attraverso una politica di assoggettamento e alienazione. Da qui a vedersi riflessi nello specchio della propria dis-umanità e delle proprie psicosi il passo è brevissimo. Come tu sai la parola ecologia ha derivazione greca e la radice (dimenticata) è appunto oikos, ossia “casa”. La verità è che abbiamo perso di visto la maternità della nostra dimensione ontologica. E così, anche la rugiada delle piccole cose dove il cuore possa ristorarsi (il mio maestro Khalil Gibran aveva l’occhio lungo). Tu auspichi a un lieto fine. Vorrei anch’io, e sulla bellezza delle tue parole ti mando un caro saluto, ricolmo – ancora una volta – di gratitudine.

    1. paolatricomi ha detto:

      Grazie Andrea, in realtà non ho altro da aggiungere a te.

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