Un bambino, pelle bianca, occhi e capelli castano chiaro, lentiggini. L’euforia dell’infanzia.

Non lega parole e gesti. Il dentro col fuori. Mi segue.

Non guarda le mie ruote, ma la mia pelle. Mi segue, mi volteggia intorno. Carezze sospese.

Non guarda le mie deformità, guarda il mio volto. Sorrisi sospesi.

Mi segue e in mano tiene una pietra. Gioca con le pietre in un linguaggio che sconosco.

Mi si affianca e come fusa mi struscia la guancia, il labbro, il collo, le tempie. Una tenerezza che sconosco.

Mi saluta fino alla fine, finché l’auto è troppo lontana.

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